Intervista “Il sesso senza fobie”

Puoi leggerla qui o ascoltare attraverso il video che trovi alla fine di questo testo. 

Buonasera Francesca grazie di aver accettato l’invito per parlare professionalmente di un tema molto importante dal punto di vista della situazione sociale culturale che spesso crea qualche problematicità.

Entriamo nell’argomento, ti chiedo che cosa fa un counselor relazionale e sessuale?

In che modo lavori, in cosa consiste la tua professione e a chi è rivolta?

Accompagno le persone attraverso un percorso di counseling, che è una un metodo di lavoro, affinché possano sgrovigliare un determinato problema sessuale o relazionale che si porta con se da diverso tempo.

Questo accade spessissimo nelle persone adulte perché l’educazione sessuale formalizzata fondamentalmente manca quasi in tutto il mondo quando c’è di solito è volta soltanto alla prevenzione di alcune infezioni a trasmissione sessuale oppure a controllare le gravidanze. In tal senso moltissime persone adulte si ritrovano ad avere delle problematiche sessuali che derivano fondamentalmente da una mancanza di un’educazione sessuale formalizzata di un’educazione alle relazioni, all’ascolto delle proprie emozioni e alla loro espressione con conseguente assertiva comunicazione delle stesse.

 

Fondamentalmente parlo con le persone prevalentemente italiane online ed anche qui in Spagna dove mi trovo in questo momento, in quanto vivo temporaneamente a Siviglia.

Mi sono formata alla Scuola di Sessuologia di Milano e a Padova un percorso di studi di tre anni per diventare Counselor. Anche qui sto ampliando la mia formazione, in quanto sto studiando proprio perché rispetto alla tematica di cui mi sono appassionata ovvero la tematica della sessualità di genere, gli studi di genere, il piacere oltre al genere e quali sono i meccanismi di oppressione sociali, in Italia non avevo trovato qualcosa di affine alla mia visione al mio pensiero rispetto alla sessuologia pertanto ho dato una una ventata internazionale ai miei studi.

Le figure professionali che si occupano di sessuologia sono in costruzione, a livello legislativo. È un lavoro nuovo. Proprio per questo di sessualità si parla purtroppo senza competenza e/o formazione diventando un salotto giocoso, in famiglia, in amicizia ed anche in televisione. Mi è capitato di sentir parlare o di leggere delle cose che non avevano nulla come base scientifica tuttavia trasmettevano messaggi educativi informali, scorretti.

Educando così molte persone, anche molto giovani a dinamiche prive di consenso, inclusi i film, la comune narrazione romantica, le fiabe, eccetera.

In questo modo la sessualità rimane nell’ombra nella fobia, nel senso di colpa, nella vergogna, nella mancanza di piacere.

Questo perché, come dicevo, ancora non esiste un ordinamento ministeriale, né in Italia, neanche qui in Spagna. Nella nazione che oggi mi ospita sento una più forte richiesta e rivendicazione dell’educazione sessuale scolastica. È molto più richiesta anche dai genitori e dal personale scolastico.

Questo perché spesso anch’io quando faccio dei laboratori vengo spesso chiamata dalle organizzazioni, dalle associazioni, dalle scuole o dai gruppi genitoriali proprio ad accompagnare queste persone adulte che non hanno strumenti per informare la propria prole o le classi studentesche.

È molto importante che le persone adulte di oggi abbiano dei contesti dai quali attingere delle informazioni scientifiche, esplorare le loro stesse paure, sensi di colpa, vergogna e perplessità. Solo così potranno affrontare con serenità le tematiche sessuali e relazionali, essenziali per la crescita di ogni minore, in modo funzionale alla salute a alla sicurezza.

Mancando di questi contesti, spesso le persone adulte tramandano alla propria prole o ai minori che seguono, ad esempio a scuola, la propria esperienza personale, il proprio vissuto emotivo. Scevra di informazioni formali e frutto dell’esperienza personale, trovandosi in difficoltà per esempio in classe.

Spesso offro questi laboratori per persone adulte online, dopo la pandemia moltissime persone sanno gestire le piattaforme e risulta tutto più accessibile, a me piace anche molto lavorare in presenza.

Sono convinta che parlare di sessualità sia una buona pratica, permettere alle persone di ascoltare un talk o un convegno e magari di intervenire per riflettere insieme sui propri condizionamenti, le proprie fobie sessuali. Parlare nelle piazze e in contesti dove di solito di sessualità si può solo sussurrare un commento sessista o discriminatorio. Per me questo è davvero molto importante. Dare spazio di valore alla sessualità, con parole semplici, chiare e con competenza.

Chi si rivolge a te, prevalentemente donne o uomini?

Per la gran parte donne eterosessuali, ovvero che hanno relazioni o che desiderano avere relazioni con gli uomini. Questo non succede solo nel mio lavoro, ad esempio moltə psicoterapeutə dichiarano di ricevere più del 70% di persone di genere femminile. Anche le ricerche al di là dell’Italia mostrano le difficoltà maschili anche nel riconoscere i segnali di malessere psicologico e nonostante ciò non chiedono aiuto. Evitando, affidandosi a strategie di autogestione che spesso arrecano così un danno non solo a se stessi ma anche a chi sta loro vicino. (Fonte in sitografia). 

Basti pensare per esempio che una donna nell’arco della sua vita si sottopone a visita ostetrico-ginecologica, sicuramente almeno il triplo delle volte di cui si recherebbe un uomo della stessa età dall’urologo.

I pochi uomini che si rivolgono a me, sono pochi ma ci sono, mi riportano la medesima difficoltà, ovvero quella proprio di relazionarsi con le proprie emozioni e la propria sessualità evitandole. Evitano di relazionarsi tra partner. Sentono di avere un problema, ad esempio sessuale ed evitano le relazioni. È un grande peccato in quanto relazionarsi è un bisogno umano universale. Siamo esseri sociali, questa fobia di cui tu hai parlato nel titolo di esprimere le proprie necessità e di parlare anche dei propri bisogni purtroppo nell’uomo è un po’ più difficile. Questo storicamente viene da lontano, dall’esigenza di tappare le emozioni che venivano ritenute pericolose e bloccanti ad esempio per le azioni di guerra, emozioni come la paura e la vergogna di esperire il proprio bisogno.

Oggi il modo più frequentemente usato per parlare di sessualità tra uomini è attraverso le battute informali, superficiali, portando quasi sempre a mantenere e far crescere il problema stesso che appunto è silenziato.

Di ciò ne ho parlato nell’episodio del Podcast Spazio Selvaginadedicato al seno tuberoso e al micropene, due formazioni fisiche che possono creare fobia sessuale.

Hai diversi progetti editoriali?

Sì, un’altra parte importante del mio lavoro è relativa al desiderio che coltivo di Creare insieme un mondo a colori ricco di tutte le sfumature possibili di ogni persona. Per far ciò è necessario avere informazioni per tale motivo contribuisco con il mio lavoro di Content Creator divulgando ciò in cui credo in differenti modalità, attraverso i social come Instagram Selvagina e TikTok SelVagina in Italiano ed anche TikTok e Instagram Spagnolo, YouTube con i SelVaginaTalkAboutEduSex ospitando anche altre persone che in modalità differenti si occupano di sessualità.

In questo momento sono molto impegnata con il podcast Spazio Selvagina, un luogo dove rispondo in modo approfondito ad una domanda che ricevo proprio in formato audio. Questo per me ha il grande valore di portare le persone a parlare di sessualità senza fobia. Per far ciò è necessario trovare i contesti, gli spazi giusti, dove poter parlare ad alta voce, con semplicità. Senza vergogna. Perché google non è certo lo spazio adeguato dove informarsi. Il più delle volte le informazioni sono condizionanti.

Che età hanno le persone che si rivolgono a te?

Tra i 22 anni e 42 e poi passiamo direttamente dai 55 60. Le persone che hanno più di 55 anni sono quelle persone che hanno il desiderio di godere della propria vita. Voglio risolvere il loro problema perché hanno capito che possono avere una buona sessualità e delle belle relazioni.

Tu sei molto presente sui social, da sociologo ho notato e mi sono posto delle domande che chiedo a te vista la tua professione e specializzazione nella tematica di genere. In alcune piattaforme come Instagram o tik tok, le donne o le ragazze, giovanissime spesso, sembra mercifichino il loro corpo, ballando semi nude facendo così schizzare in alto le visualizzazioni ed i follower. Il contenuto è sessuale in questo caso.

A tuo avviso non è un impedimento alla consapevolezza delle relazioni personali?

Il problema va al di là dei social, il discorso è problematico così posto e molto più ampio. Viviamo in una società basata sulla sessualizzazione del corpo femminile portando le persone che si identificano nel genere femminile soprattutto a vivere il proprio corpo come strumento di valore. Come unico strumento di valore che deve aderire ad un modello precostruito.

Cosa succede al alla persona che si identifica nel genere maschile (eterosessuale)? Quella visione dovrebbe dare significato di desiderio sessuale?

Secondo il modello della sessualizzazione si, ma non sempre è così. Qui tocchiamo un tema molto specifico ovvero la virilità. Consiglio la visione di un SelVaginaTalkAboutEduSex Meno pene con il pene che si trova sul mio canale you tube e Instagram realizzato insieme ad Anna Greppi Psicologa e Sessuologa Clinica, dedicato proprio al tema delle difficoltà maschili in occasione del nostro workshop online dedicato.

Purtroppo questo immaginario è stato costruito dalla società, consumista. Questa è una conseguenza di ciò.

I social sono la rappresentazione esasperata della realtà in un piccolo periodo di tempo, una manciata di secondi mostrando solo quello che è ritenuto dalla società una parte bella, buona, accettabile e valida. Sessualmente.

Una società attenta al benessere ed alla salute ci dovrebbe educare verso la consapevolezza del corpo come strumento di comunicazione, di piacere, di libertà. Che sia per passeggiare, viaggiare o esprimere ciò che senti di essere. Per fare sport, per sentire piacere dalle sensazioni, per scoprire le stimolazioni anche al di la della vista e di un modello inarrivabile fondamentalmente perché il corpo è diverso e cambia.

Purtroppo questa è la diseducazione sessuale. È un esempio banale ma molto rappresentativo di cosa è considerato sessuale e quindi valido al piacere ed alle relazioni, escludendo chi ha un corpo differente.

L’altra domanda è proprio legata a questa tua visione, mi interessa la tua opinione professionale che fa specificamente attenzione al genere.

In questa società una persona lesbica, gay bisessuale, trans vive liberamente?
Quanto condiziona la nostra società? Ti chiedo anche se riesci a fare un confronto visto che hai questa possibilità tra l’Italia e la Spagna.

Facciamo chiarezza su due punti essenziali l’identità di genere è quello che noi sentiamo di essere. Ovvero io sono nata con dei genitali esterni a forma di vulva, quindi sono stata identificata alla nascita con una F, ovvero come femmina. Da adulta ho sentito di essere una persona di genere femminile, quindi il mio genere corrisponde a quello che mi è stato assegnato alla nascita pertanto io sono una donna CIS genere. Poi abbiamo hai parlato dell’orientamento ovvero, chi mi piace? da chi sono attratta per avere relazioni e/o nella mia sessualità?

In Italia prevalentemente, ancor più che qui in Spagna, etero normata ovvero in generale quando noi vediamo una bambina a scuola chiediamo del fidanzato. Dando per scontato che quella bambina avrà un fidanzato, maschio. Stessa cosa di solito facciamo con un bambino, chiedendo, hai trovato la fidanzata? Normalizzando l’eterosessualità.

Tutti questi atteggiamenti, messi tante volte e in diverse circostanze, si chiamano minority stress, lo stress causato alle persone che vengo no considerate minoritarie dalla società che opprime con queste micro aggressioni.

In parole semplici mi stai dicendo all’altra persone cosa dovrebbe essere secondo l’aspettativa comune.

Quindi la persona viene intimorita dal giudizio?

In questa circostanza la persona, quasi sempre minore, si trova costretta a disattendere l’aspettativa.

Questo accade anche nel tema dell’identità, ad esempio, se una bambina non si identifica nel genere femminile e si identifica nel genere, per esempio maschile, quindi non è cisgender bensì transgender.

Per farti capire bene i minority stress ti faccio riflettere su tutti i film romantici che hai visto, per la gran parte si tratta di coppie etero.
Oppure in città, vedi due donne passeggiare mano per la mano, raramente, e pensi siano amiche. Questo è invisibilizzazione delle persone lesbiche. Proprio il 26 aprile è stato il giorno dedicato alla visibilità delle persone lesbiche.

Mi hai fatto riflettere sulle aggressioni fisiche, oltre a quelle psicologiche, alle quali possono essere soggette delle persone lesbiche. 

Questo in quanto la tutela legale manca in Italia, proprio qui la differenza con la Spagna è rilevante.

L’ultima domanda prima di salutarci, lavori anche in presenza in Italia?

Si sono una libera professionista Italiana quando possibile lavoro in presenza in Italia. Garantisco i percorsi di counseling online, questo perché è importante che le persone possano sentirsi accompagnate da me a prescindere da dove io stia vivendo o studiando.
La mia sede è a Reggio Calabria come è possibile visionare qui e inoltre spesso lavoro in presenza in Puglia ed in Lombardia. Prenotando con anticipo la consulenza è possibile in Italia in presenza.

Spesso faccio dei laboratori tematici, di recente ho fatto Workshop sul piacere della vagina. Qui è possibile visionare o richiedere i laboratori dedicati anche per minori.

Mi sposto con grande piacere per lavorare in presenza, la mia base è il mio sito web. A questa mail è possibile contattarmi info@francescacutrupi.it

Sitografia

Generalmente le donne chiedono più aiuto. Fonte https://www.mentalhealth.org.uk/about-us/news/government-must-deliver-mental-health-plan-say-mental-health-charities

Formazione 

Consulenza

Puoi ascoltare e guardare l’intervista a questo video di seguito