Quando dico che sono Counselor l’altra persona mi risponde spesso: ma quindi sei una psicologa?

Se anche tu hai avuto questo dubbio continua a leggere. 

No, non sono ne psicologa ne psicoterapeuta. Ci sono andata e continuo ad andarci tutte le volte che ne sento l’esigenza.
E allo stesso modo fanno la maggior parte delle persone che si rivolgono a me per esplorare le loro problematiche relazionali e sessuali.

E quindi, il counseling è psicoterapia? No.

*Il counseling è uno spazio di ascolto empatico che si basa sulla originaria intuizione Rogersiana secondo la quale, se una persona si trova in difficoltà, il miglior modo di venirle in aiuto non è quello di dirle cosa fare quanto piuttosto quello di ascoltarla, permettendole di comprendere la sua situazione attuale e come gestire il problema scegliendo da sola e assumendosene la piena responsabilità di tali scelte.

Ad esempio quando mi trovo un caso come questo,

copio testualmente un messaggio ricevuto:

Ammetto di “mostrare” spesso piacere, anche quando non è così intenso o addirittura non c’è e sono d’accordo sulla possibilità di comunicare. Mi capita però di riuscire ad essere sincera solo quando ho un partner fisso. Non mi sento per niente a mio agio in un primo rapporto a far capire a chi ho di fronte che quello che fa non mi da piacere, anche perché capisco che non conosce per niente il mio corpo.
Pur con buone intenzioni è comunque scorretto, vero? In tal caso, come si potrebbe avere libertà nella comunicazione, ovviamente nel sesso, con uno sconosciuto? Ci sono delle “formule” se così si può dire, per non offendere o mortificare il partner e comunque avere un rapporto più appagante?

Nel mio lavoro non interpreto la situazione, non unisco i punti, supporto la persona che ho in consulenza nella verbalizzazione della situazione e dalla sua prospettiva e percezione.

Posso condividere degli strumenti utili alla comunicazione, che ho strutturato come lo spazio io sento, lo puoi visionare in questo semplice e breve video.

Fondamentalmente l’accompagno all’autoesplorazione partendo dalla posizione che ogni persona dispone di tutto ciò di cui ha bisogno solo talvolta questo può risultare di difficile accesso per convinzioni ostacolanti come ad esempio stereotipi di genere o modalità acquisite nella famiglia d’origine. 

In un caso come quello descritto si procede toccando 4 punti fondamentali, 

Autopercezione;
Autodeterminazione;
Autocontrollo;
Responsabilità.

*In quanto il processo di counseling enfatizza l’importanza dell’autopercezione, dell’autodeterminazione e dell’autocontrollo: il risultato finale è misurabile attraverso «il grado in cui si riesce a rendere una persona capace di azioni razionali e positive, a renderla più soddisfatta, più in pace con se stessa, più capace di condurre una vita serena e socialmente integrata» (Zavallone, 1977).

 

La relazione di aiuto, nell’ottica di Carl Rogers, dovrebbe essere esclusivamente uno strumento di libertà (Giordani, 1977) per ricreare attorno alla persona condizioni favorevoli alla crescita, qualunque essa sia, senza attenzioni morbose alle «patologie» né forzature verso obiettivi astrattamente normativi.

 

Un adeguato e autentico clima di autodeterminazione, responsabilizzazione, valorizzazione.

Un «allenamento» all’autonomia che la persona andrà, attraverso lo stesso processo di aiuto, a conquistare.

 

La relazione di aiuto — in particolare quella che si declina in modo più strutturato nei colloqui formali faccia a faccia — costituisce uno strumento di lavoro fra i più importanti (anche se non l’esclusivo, certamente) a disposizione degli operatori sociali professionali.

I cinque principi per un corretto atteggiamento secondo Rogers per Essere Centratə sulla persona che chiede consulenza.

1. Accoglienza e non iniziativa, ossia l’atteggiamento di saper ricevere, di accogliere la persona nel senso in cui si riceve un invitato, in cui occorre farlo entrare, farlo spogliare del suo cappotto di protezione e metterlo a suo agio. Tutto ciò è l’opposto dell’atteggiamento di iniziativa, che forza l’altro nell’obbligo di rispondere alle domande e di reagire. 

2. Essere Centratə su ciò che è vissuto dal soggetto e non sui fatti che racconta. Concentrarsi cioè sul «vissuto» ossia sul modo in cui l’altro sente le cose, le persone, i fatti.

3. Interessarsi alla persona, non al problema in quanto tale. Rinunciare ad attaccarsi al problema da un punto di vista oggettivo, poiché il problema è esistenziale (vissuto da «qualcunə» e che ha un senso prima di tutto per questə «qualcunə»).

4. Rispettare la persona, manifestargli interesse e considerazione, senza assecondare il desiderio inconscio di dimostrare la propria perspicacia e la propria superiorità. Si tratta di intervenire in maniera tale da dare realmente al soggetto la certezza che l’operatore/ce rispetta la sua maniera di vedere, di vivere o di comprendere, e che non cerca l’occasione di mostrare astruse finezze psicologiche o intuizioni che lo metterebbero in difficoltà. Non si tratta di «fare della psicologia», ma di ascoltare e di comprendere.

5. Facilitare la comunicazione e non fare rivelazioni. Non si tratta (e qui l’opposizione alla psicoanalisi è categorica) di ascoltare il soggetto allo scopo di classificare le sue parole nelle categorie preconfezionate di un sistema d’interpretazione, né di aspettare il momento giusto per rivelargli una spiegazione che si suppone sia la verità del suo «inconscio». Si tratta invece di fare dei tentativi per mantenere e migliorare la sua capacità di comunicare e di formulare il suo problema.

Nel mio metodo e lo specifico perché nel percorso formativo che ho fatto di tre anni per diventare Counselor nessuno mi ha parlato di sessualità. Potresti pensare che tutte le Counselor hanno una formazione sessuale.
No, quello è un percorso a parte, che ho iniziato 10 anni fa, frequentando diverse scuole di formazione italiane e estere che mi hanno permesso di studiare a fondo la sfera sessuale anche con prospettive diverse e di diventare educatrice sessuale. Puoi leggere la mia formazione qui.

Durante le consulenze mi capita di spiegare ad esempio il funzionamento del desiderio, della risposta sessuale, dell’orgasmo o delle varie stimolazioni.

Per questo uso la dicitura Metodo Integrato, coniato diversi anni fa da una persona che si rivolse a me per la sua gioia.

*La psicoterapia riguarda come noto l’area del disagio psichico e della sofferenza psichica (non della malattia mentale). L’individuo è portatore non di un problema specifico (rispetto al quale operare delle scelte o degli aggiustamenti) ma di un disturbo strutturale di personalità (rispetto al quale occorre invece operare una ristrutturazione globale del proprio modo di essere).

Se vuoi approfondire puoi visionare un video realizzato da me e da Anna Greppi, psicologa e psicoterapeuta dove abbiamo ampiamente affrontato il tema dell’aiuto psicoterapico e delle dinamiche dei percorsi terapeutici.

Nel corso del mio lavoro ho rilevato che la maggior parte delle persone che si rivolge a me ha seguito un percorso di psicoterapia in passato o sta facendo un percorso psicologico, non sempre ne vengo a conoscenza, emerge spontaneamente.
Questo influisce positivamente nel percorso di counseling con il mio metodo.
    Mi piace immaginare lo spazio d’aiuto come una rete o meglio una bolla 🫧 di cura e benessere integrale.

    La sfera sessuale è contornata di sfumature, connessa a moti passati ed emozioni presenti.
    Coccolarla e liberarla é cosa assai delicata, dalle tutto l’aiuto che puoi.

    Se ti appare molto complesso scrivimi una mail, mi piacerebbe leggerti, info@francescacutrupi.it

    Buona SexEsplorazione!

    *Fonte – Mucchielli, Roger. Apprendere il counseling (Italian Edition). Edizioni Centro Studi Erickson.